Il 19 marzo si ripeterà a Itri la tradizione annuale della Festa di san Giuseppe.
Il paese verrà acceso, in tutti i sensi, dai falò appiccati per le vie e le piazze, a partire dalle ore 20 .

È l’occasione, questa festa, per vivere un’esperienza multisensoriale dinamica e interattiva.
Multisensoriale perché il contrasto buio (della sera)/luce (dei fuochi) si accompagnerà al sapore dei piatti tradizionali, alla musica folklorica dei gruppi. Una mistione di caldo freddo, ombra e luce, dolce e salato, rumori e musiche.
Dinamica perché bisogna seguire la progressione delle fiamme: come da tradizione, mano mano che le fiamme vanno spegnendosi, ci si accosta ad esse per mangiare le prelibatezze offerte (per questo, l’organizzazione invita a prestare attenzione agli orari e ai luoghi del programma).
Interattiva perché si praticano degli incontri: tra chi offre il cibo e chi lo gusta, tra quelli che al fuoco si avvicinano, tra la gente che si incrocia camminando, tra chi imbraccia gli strumenti e chi ascolta.
Un’esperienza multipla e totale, quindi, che affonda le radici nella storia più o meno antica, quella profana inconsapevolmente rievocata dei riti pagani del fuoco e quella sacra di San Giuseppe (eletto patrono della Chiesa Universale da Pio IX nel 1870, e anche patrono dei papà). La città si trasforma per celebrare se stessa, la propria fede, il proprio territorio, i propri prodotti: la propria identità, insomma.
Ed ecco che spuntano l’olio extravergine itrano DOP e la zeppola di San Giuseppe, l’aglio, le olive e le bruschette, e pomodori, salsicce, formaggi e marzoline.
In particolare, questa sarà la geografia del gusto dell’evento (ricordiamo che il tutto inizierà a partire dalle 20, quando verranno accesi i fuochi):
Piazza Umberto I: olive, bruschette, e salsiccia.
Corso Appio Claudio, Madonna delle Grazie: zuppa di legumi.
Sant’Angelo: patè di olive, bruschette, salsiccia e marzolino.
San Gennaro, Largo dei Campi: penne con sugo di salsiccia, pane alle olive e marzolino.
Largo Luigina Sinapi: bruschette al pomodoro, salsiccia secca, olive e marzolino.
Largo Stuarenghi: fagioli con le cotiche e salsiccia, olive e marzolino.
Con la pancia piena, la musica si apprezza di più: ecco che allora, si potranno ascoltare (e ballare) le musiche del Canzoniere dell’Appia, dei Maltempo, dei Malerva, dei Musicalia Aurunca, della Febbre Quartana, del Trio Calamus, dei Traitonico e dei Folk Italiano.
Infine, resterà aperto il castello medievale, per visite dalle 19 alle 23.
Per informazioni si possono visitare i siti www.fradiavoloitri.org, www.itri.it, www.visitaitri.it.
Grazie mille per l’interessantissima informazione sig. Robin, grazie per il suo costante e prezioso contributo a questa società così bigia e disinteressata, Lei sì che porta un pò di colore e “luce”.
Viva le salsicce!
La festa è stata una bella esperienza. Eravamo in due di LatinaEventi a partecipare, metà per lavoro e metà per diletto. La parte lavorativa è consistita nel contattare la ProLoco itrana e nel girare qualche video. Il segretario Franco Di Biase è stato gentilissimo e disponibile, come del resto tutte le persone a cui abbiamo chiesto informazioni per strada (potrei dire che, se questi incontri avessero una valenza statistica, la gente di Itri è veramente cordiale). Ci scusiamo intanto del fatto che le informazioni da noi riportate qui e sul sito di LatinaEventi non sono state completamente precise: mancava l’indirizzo di un falò e i riferimenti per altre attrazioni della giornata, come il Museo del Brigantaggio. Un contatto diretto con gli organizzatori serve ad evitare tali beghe, e anche per questo ci trovavamo lì.
Comunque, la festa: l’organizzazione non era male, i falò erano ben divisi territorialmente e le indicazioni su che cosa mangiare e dove erano esaustive. Itri è un paese meravigliosamente in salita (direi anche il paese delle fresie, ne ho viste parecchie) e girare per i vicoli (molto puliti) alla ricerca del luogo “infuocato” seguendo il fumo e la musica è stata una bella avventura. La musica, come già detto nel post, era quella di diversi gruppi folkloristici (uno per falò).
Il cibo era buono, molto: olive, bruschette, olio, il fantastico marzolino, zeppole e vino. Ho evitato la carne (non si sono fatti problemi a impiattare porzioni ad hoc), ma il profumo era buono.
Uniche note un po’ calanti: la visita al castello che così com’è (cioè spoglio, a mio avviso) mi è sembrata piuttosto scialba e un po’ insensata, e la ripetitività della pizzica nei repertori dei vari gruppi (ormai la si sente dappertutto, in queste circostanze).
Un’esperienza piacevole, ripeto, sia per me che per la mia collega, fresca nonostante i fuochi e dinamica nonostante le varie file per le cibarie, stimolante nel gusto e nella socialità.
Robin Corradini – Servizio LatinaEventi.